La parrocchiale di San Giacomo

Salendo lo scalone monumentale di 98 gradini si giunge al sagrato della chiesa, una dei punti più panoramici del capoluogo, da dove la vista spazia dai tetti delle sottostanti case della borgata di Triviat fino alla pianura, solcata dal greto del Tagliamento.
La chiesa è a tre navate, divise da arcate sostenute da pilastri in pietra. L'attuale edificazione è successiva al 1610, all'epoca in cui la Pieve d'Asio era retta da Pre Giovanni Mazzarolli.
La ricchezza e l'importanza della chiesa sono testimoniate dall'Altare Maggiore, opera dei celebri altaristi Peschiutta di Gemona e dai sei altari laterali, tutti marmorei, di fattura barocca, particolarmente ricchi per la varietà delle pietre e per l'accuratezza dell'intarsio.
Di particolare pregio i due angeli dell'Altare Maggiore, scolpiti da Giacomo Peschiutta. Da segnalare gli altari di San Giacomo e di S. Giovanni Battista, opera di Giuseppe Mattiussi (1769-1774) e quello di S. Antonio da Padova, realizzato da Francesco Sabbadini (1779). Notevole, per il fine lavoro di intaglio, la copertura lignea del battistero, attribuita a Giovanni Comuzzo da Gemona.
Imponente, all'esterno, la struttura del campanile realizzato nel 1732.
La parrocchiale di San Giacomo ha una propria storia illustre, intimamente legata alle vicende che nei secoli sancirono la supremazia religiosa di Clauzetto sulla intera Pieve d'Asio e anche al di fuori in seguito all'affermazione dei riti connessi alla venerazione della reliquia del Preziosissimo Sangue.
 

La reliquia del Preziosissimo Sangue e la leggenda degli Spiritâz

La parrocchiale di San Giacomo, a partire dalla fine del XVIII secolo, divenne meta di pellegrini provenienti anche dalle zone delle attuali Slovenia, Croazia e Stiria per l'adorazione della reliquia del Preziosissimo Sangue, alla quale veniva riconosciuto il potere di guarire gli indemoniati.
La storia della reliquia è relativamente recente, si tratta di alcune gocce del sangue di Nostro Signore Gesù Cristo che, secondo un racconto più o meno leggendario, sarebbero giunte a Clauzetto attraverso un tale Cescutti, oriundo del luogo, che a sua volta le aveva ricevute in dono da un nobile patrizio veneto, già ambasciatore a Costantinopoli, in segno di gratitudine e apprezzamento per l'opera prestata dal clauzettano emigrato a Venezia.
La reliquia, gelosamente conservata dalla famiglia del Cescutti, fu successivamente donata alla chiesa di San Giacomo e nel 1755 fu autenticata dal patriarca di Venezia Lodovico III Foscari.
Il rito del Preziosissimo Sangue fu istituito nel 1757 sotto il Pievano Don Antonio Cavalutti, che attraverso il riconoscimento della reliquia giunse ad affermare definitivamente la superiorità della villa di Clauzetto nell'ambito della Pieve d'Asio.
Nel 1773 il Papa Clemente XIV concesse l'indulgenza plenaria nella ricorrenza della funzione del Preziosissimo Sangue. 

L'antica pieve di San Martino d'Asio

Dalla parrocchia di San Giacomo, risalendo dietro il cimitero sulla strada asfaltata che conduce verso Pradis di Sopra, è possibile imboccare, sulla desta, la via che conduce alla pieve di San Martino d'Asio (segnale).
Per Peve d'Asio si intende sia il territorio, corrispondente agli attuali Comuni di Clauzetto e Vito d'Asio, che la chiesetta vera e propria che, nel fitto della vegetazione, incontriamo dopo circa 2 km.
In conseguenza delle vicende storiche, la pieve, chiesa matrice di tutte le parrocchie della zona, nate dalla sua disgregazione a partire dalla fine dell'800, si trova oggi nel territorio amministrativo del Comune di Vito d'Asio ma appartiene alla Parrocchia di Clauzetto, a tutti gli effetti erede delle prerogative del Pievano d'Asio.
Le prime notizie certe risalgono all'anno 1186, quando il papa Urbano III menziona in una propria bolla la "Plebs Sancti Martini de Isonia", anche se la prima edificazione della pieve risale probabilmente all'VIII-IX secolo.
Ed in effetti la campagna di scavi archeologici condotta nel 1990/1991 ha dimostrato, come è visibile nell'area retrostante l'attuale edificio, la preesistenza di almeno quattro edificazioni precedenti, probabilmente realizzate e adattate successivamente per aderire alle esigenze derivanti dalla crescente popolazione.
Quella attuale, ristrutturata dopo il terremoto del 1976, fu iniziata nel 1503 e terminata nel 1504.
La Pieve si presenta ai nostri occhi con il caratteristico porticato ad archi in pietra e tutto sesto e con il piccolo campanile a vela al centro della facciata principale.
L'interno, a cui si accede attraverso il portale a sesto acuto, si presenta con tre altari: quello centrale, capolavoro del Pilacorte e quelli laterali dedicati alla Madonna e al Santo titolare della Pieve.  

Quest'ultimo riporta un affresco del 1564, in buono stato di conservazione, che rappresenta San Martino e il Povero. Da segnalare la tela di San Rocco, realizzata nel 1576 da Giacomo Secante detto Trombon e l'altare ligneo opera di Girolamo Comuzzo.
L'atmosfera interna alla pieve, particolarmente raccolta e suggestiva, presenta anche un'ottima acustica che ha consentito di recente la realizzazione di alcune incisioni discografiche di musica antica promosse dalla locale Associazione Musicale "Antiqua".
Notevole, dal piazzale esterno, il panorama sulla Valle del Tagliamento.

Pilacorte e l'Altare Maggiore di San Martino

Giovanni Antonio Pilacorte da Carona secondo gli esperti non potrebbe essere definito a pieno titolo un artista ma fu piuttosto, o volle essere, innanzitutto un artigiano, un abilissimo e piacevole artigiano.
Il Pilacorte (circa 1455-1531), dopo avere stabilito la propria bottega a Spilimbergo, lavorò in molte località del Friuli, tanto che sue opere sono presenti nel Duomo di Spilimbergo, in quello di Pordenone, a Sequals, a Valeriano, a Travesio.
L'Altare di San Martino, realizzato fra il 1525 e il 1528 rappresenta per la scultura rinascimentale friulana qualcosa di unico ed atipico rispetto al gusto prevalente dell'epoca che preferiva i grandi altari di legno intagliato.